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Metodo

Note metodologiche

Come arriviamo ai numeri che ti mostriamo, quali assunzioni facciamo e dove sta il margine di errore. Se un dato non ti torna, qui trovi il perché.

Da dove vengono i dati sul tetto

Il rilievo proviene dalla Solar API di Google, che ricostruisce la geometria tridimensionale dell'edificio da immagini aeree e calcola, per ogni porzione di copertura, quante ore di sole utile riceve nell'arco dell'anno. Per ciascuna falda otteniamo superficie, inclinazione, orientamento e la resa attesa di un pannello collocato in quel punto.

Il rilievo ha una qualità dichiarata. Quando è alta i numeri sono precisi; quando è media li presentiamo come indicativi. Ogni stima riporta anche la data delle immagini utilizzate: se il tuo tetto è cambiato dopo quella data, il rilievo non lo sa.

Dove Google non ha copertura usiamo PVGIS, il servizio del Joint Research Centre della Commissione Europea, che fornisce la resa media di una località. In quel caso la superficie disponibile la dichiari tu e l'affidabilità scende a "bassa": PVGIS conosce il clima del tuo comune, non la forma del tuo tetto.

Perché non usiamo il massimo numero di pannelli

La Solar API restituisce un valore chiamato massimo numero di pannelli che corrisponde a riempire ogni falda disponibile, comprese quelle esposte a nord. È un dato tecnicamente corretto ma fuorviante come raccomandazione.

Un caso reale. Su una villetta in provincia di Vercelli la Solar API riporta 21 pannelli per 10.322 kWh in corrente continua. Quattro di quei pannelli però stanno su una falda orientata a 332 gradi, cioè nord-nordovest, dove rendono tra 355 e 388 kWh l'anno contro i 600 della falda a sud.

Escludendo le falde improduttive il massimo realistico scende a 17 pannelli. Sono 4 pannelli in meno, ma soprattutto una storia diversa da raccontare a chi deve decidere se spendere.

Scartiamo una falda con due criteri indipendenti: se il suo azimut cade nella banda nord (tra 315 e 45 gradi), oppure se la resa media per pannello scende sotto il 65% di quella della falda migliore. Il secondo criterio cattura anche gli ombreggiamenti, non solo l'orientamento. Nel risultato ti mostriamo tutte le falde rilevate e il motivo per cui una è stata esclusa.

Da corrente continua a corrente alternata

La Solar API restituisce energia in corrente continua: è quanto producono i pannelli prima dell'inverter. L'energia che arriva davvero ai tuoi apparecchi è inferiore, perché si perde qualcosa nella conversione, nei cavi, nel disallineamento tra pannelli, nello sporco sul vetro e nel calo di rendimento alle alte temperature.

Applichiamo un fattore di 0,85. Il valore è verificabile: sul caso di Vercelli il pannello migliore rende 600,8 kWh su 0,4 kWp, cioè 1.502 kWh per kWp in continua; moltiplicato per 0,85 dà 1.277 kWh per kWp in alternata, un valore coerente con quanto PVGIS calcola indipendentemente per la stessa località.

Il punto che cambia tutto: autoconsumo

È l'assunzione con più peso su tutto il calcolo economico, e quella più spesso taciuta.

Destinazione dell'energiaQuanto vale
Consumata nel momento in cui la produciIl prezzo pieno che paghi in bolletta
Immessa in reteIl prezzo di mercato, circa un terzo

Lo scambio sul posto — il meccanismo che riconosceva all'energia immessa un valore vicino a quello di acquisto — non è più disponibile per i nuovi impianti, che accedono al ritiro dedicato a prezzi zonali. Calcolare il risparmio come produzione × prezzo in bolletta sovrastima il risultato del 40–60%. La formula che usiamo tiene i due flussi separati:

risparmio = autoconsumo × prezzo_acquisto + immesso × prezzo_immissione − costi_gestione

La quota autoconsumata è vincolata da due limiti fisici distinti, e si applica il minore dei due: quanta parte della produzione riesci a consumare istante per istante (circa il 30–35% senza accumulo) e quanta parte del tuo consumo riesci a coprire col solare (al massimo il 45% senza accumulo, perché di notte e d'inverno il fotovoltaico non produce). Con una batteria entrambi i limiti salgono sensibilmente.

Come dimensioniamo l'impianto

Partiamo dal tuo consumo, non dalla capienza del tetto. Il tetto entra solo come vincolo massimo. La ragione è economica: oltre il tuo fabbisogno ogni pannello aggiuntivo produce energia che venderai a un terzo del suo valore.

Se il rilievo 3D è disponibile scegliamo la configurazione reale più vicina al fabbisogno tra quelle calcolate da Google, che tiene conto di quale falda viene occupata prima. Nel caso di una quota divisa tra più unità, o del fallback PVGIS, usiamo la resa media per pannello sulle falde produttive.

Costi e detrazione

Il costo chiavi in mano per kWp installato scende con la taglia dell'impianto, perché i costi fissi — progettazione, pratiche di allaccio, ponteggi — si distribuiscono su più potenza. Usiamo una curva continua interpolata anziché scaglioni a gradini, perché con gli scaglioni il costo totale non sarebbe monotono: si arriverebbe all'assurdo di un impianto più grande che costa meno di uno più piccolo.

La detrazione fiscale è calcolata sull'aliquota vigente, ripartita in quote annuali di pari importo, entro il tetto di spesa previsto. L'aliquota dipende dall'anno di spesa e dal fatto che l'immobile sia abitazione principale. Questi valori cambiano con la legge di bilancio: nel dettaglio del calcolo trovi sempre quale aliquota è stata applicata al tuo caso e a quale data risalgono i parametri.

Il tempo di rientro è calcolato anno per anno tenendo conto del calo di resa dei pannelli e dell'aumento atteso del prezzo dell'energia, non come semplice divisione.

Cosa questa stima non può sapere

Per questo la stima non è un preventivo e non lo sostituisce. Serve a capire se vale la pena chiedere un sopralluogo, e a arrivarci sapendo cosa chiedere.

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